23 giugno 2016

Cornovaglia

Una ventina di giorni fa siamo stati in Cornovaglia.
Sono partita con una gran voglia di usare il blog come diario di viaggio, per potermi poi ricordare io stessa le immagini ed i luoghi, per potere chissà anche essere utile a chi magari deve organizzare lo stesso viaggetto...
Ecco, sì, appunto, ho lasciato a casa l'aggeggio per trasferire le foto sul computer, una vera balenga!
Ed allora? Ed allora posto solo qualche scatto, così, nel tentativo di trasmettere il fascino e la magia di questa terra ricca di una natura stupenda, di coste a picco sul mare, di prati verdissimi, di tramonti sui sentieri, di giardini nascosti, perduti e ritrovati, una terra accogliente, ma anche un po' povera, dai villaggi non esattamente esaltanti, dalle strade terrificanti...
La spiaggia ai Bedruthan Steps, di gran voga in epoca vittoriana, meravigliosa e selvaggia.
Bella paletta di colori vero? Fortuna che qua fa freschino e quindi niente bagnanti e venditori di gelati.
Cieli grigi e case bianche. Queste sono state fotografate in un posto con una nome molto evocativo, Land's End, la fine delle terre, il posto più sud- ovest della Gran Bretagna.
 Ed infatti il corrispettivo inglese del Coast to Coast statunitense  è Land's End to John o' Groats, l'estremo opposto a Nord-Est, in Scozia.
Di grande interesse, vestigia di un'attività estrattiva che ha caratterizzato il XIX secolo sulle coste non solo della Cornovaglia, ma anche del Devon, sono le rovine delle antiche miniere di rame e di stagno,  oggipatrimonio dell'umanità, ma anche un po' angoscianti per una claustrofoba come me.
E poi ci sono le creature dei boschi
e le strade che scompaiono con l'alta marea,
le impronte dorate della regina,
le felci, i fiori, gli alberi,




In ogni villaggio, intorno alla chiesa, i piccoli cimiteri ci ricordano che tutto passa, anche se a volte l'amore resta.


È stato un bel viaggio.

22 maggio 2016

Una limpida mattina

Felice, felicissima della mia vita campagnola e semplice, certe mattine, le mattine in cui l'aria è tersa, cristallina, fresca, vengo presa da un'irrefrenabile voglia di passeggiata per le vie del centro e quindi, se posso scendo giù.
Torino è bellissima, specialmente negli ultimi anni, da quando si è scoperta la sua vocazione turistica e decine e decine di negozi, locali, attività di ogni genere hanno aperto ad un pubblico sempre più numeroso ed internazionale.
E per le vie del centro, al riparo nei cortili di antichi palazzi barocchi, si scoprono giardini, dehors, buffi negozi.
Nel caso servisse una lampadina!
Se poi la mattinata tersa corrisponde anche con Flor allora è bellissimo, ritrovo anche qua un po' di atmosfera campagnola!
Molto bella l'edizione di quest'anno, tanti espositori molto qualificati, molto specializzati, non le solite insulse piantine che trovi in qualsiasi garden center, una gioia per gli occhi.


L'allestimento più bello? A parer mio quello dell' Erbaio della Gorra di Casalborgone, ireos circondati da un bordo di cosmos bianchi, un accostamento stupendo:


Via Carlo Alberto trasformata in uno  giardino primaverile, bello!
Tentatori e maliardi, i negozi di moda sono sempre in agguato, bisogna stare attente, guardare, farsi 

ispirare, pensarci sù ancora un pochino e proseguire, verso altre vetrine che appaiono quando meno te lo aspetti, in fondo ad un'antica corte magari.

20 maggio 2016

"Al giardino ancora non l'ho detto,"

" La leggerezza interiore nasce forse dal sentirmi libera dalla zavorra terribile del futuro, indifferente al cruccio del passato, immersa nell'attimo presente, come prima mai era accaduto, faccio finalmente parte del giardino, di questo mondo fluttuante di trasformazioni continue."
Più riguardo a Al giardino ancora non l'ho detto


Questa notte ho finito l'ultimo lavoro di Pia Pera, intellettuale e giardiniera, donna sensibilissima e poco convenzionale che da anni vive in solitudine nel suo podere in Lucchesia, dove si è ritirata per seguire un personalissimo percorso fatto di lavoro in giardino, di letture, di meditazione e non solo.
Nell'"Orto di un perdigiorno" raccontava proprio del suo ritorno al podere in abbandono e degli sforzi, la fatica e la gioia di farlo rinascere, il tutto con una visione del giardino in cui l'umiltà ed il rispetto sono le linee guida.
Purtroppo tutto questo è destinato ad interrompersi molto presto, Pia Pera si è ammalata e la sua malattia non lascia speranza, ed è una delle più crudeli.
Questo è un specie di diario, in cui Pia cerca di prendere commiato con lucidità, serenità, ma anche tantissima rabbia dalla sua vita e naturalmente, dal suo giardino. E la sua penna dà vita presto ad una riflessione sulla vita nel suo approssimarsi alla morte che è anche cronaca di un corpo che appassisce obbedendo alle leggi di natura. "È cresciuta l'empatia. La consapevolezza che, non diversamente da una pianta, io pure subisco i danni delle intemperie, posso seccare, appassire, perdere i pezzi... Se il giardino era stato il luogo dove coltivare metamorfosi ed impermanenza, adesso l'accelerazione della corrente mi costringe a rendermi conto di esservi io stessa immersa".
Provo grande tristezza per questa donna che ho sempre sentito così vicina nel suo sentire, nel suo stupore di fronte alla bellezza straordinaria della natura, nel suo sapersi immergere totalmente nell'incanto della luce di un tramonto, negli occhi di un cane, nel chiasso delle cicale nei pomeriggi d'estate.
Il titolo del libro è il titolo di una poesia di Emily Dickinson, e come dice Pia Pera:"La poesia suggerisce che verrà un giorno in cui il giardiniere non potrà tenere fede all'appuntamento consueto. Il giardino questo non lo sa. Di colpo cesserà ogni cura. C'era un disegno che verrà presto cancellato. Mi ha colpito il ribaltamento della prospettiva della morte: la preoccupazione per gli esseri, animati e non, che abbiamo tratto in inganno abituandoli alla nostra presenza. Senza avvertirli dell'inevitabile défaillance".  È un pensiero che faccio anch'io di tanto in tanto..




17 maggio 2016

Islington

Islington è un bel quartiere di Londra, non distante dal centro vero e proprio, quello più turistico per intenderci, appena un po' spostato a Nord. È un bel quartiere vivace ed allegro, molto di moda ultimamente, ricco di belle case, di locali, abitato e frequentato da artisti e celebrità.
Per noi knitters, naturalmente, è meta di pellegrinaggio inevitabile se si ha la fortuna di essere a Londra, è lì che c'è Loop con tutte le sue innumerevoli tentazioni...
L'anno scorso per celebrare i loro 10 anni di attività hanno pubblicato un libro di patterns che, credetemi, sono uno più bello dell'altro! Si chiama Loop 10 e se non fosse che uno poi realisticamente non può, li vorrei lavorare tutti!




Comunque, tanto per iniziare, complice il fatto che avevo giusto una matassa di Malabrigo Sock del colore giusto, ho iniziato con uno scialle che si chiama proprio Islington.
È di Kirsten Kapur e mi piace tantissimo. La designer per realizzarlo usa i filati DyeForYarn ed anzi il giallo è un colore creato apposta in esclusiva per questo progetto, ma, fatti due calcoli, a comprare il filato richiesto dovevo accendere un mutuo od impegnarmi le perle e quindi sono felicemente andata di Malabrigo! La Sock è perfetta, colori stupendi come al solito, quando l'ho cercata io da Wool Crossing il giallo non c'era, non quello che avevo in mente  e quindi ho optato per la Silkpaca usata doppia ed il risultato è perfetto!

Uno scialle bello ampio che cade bene, leggero e morbidissimo, divertente da lavorare con tutte le sue stelline e gli archetti finali a rifinire il bordo esterno.
Piace anche ad Axel!
Informazioni su quantità di filato usato e numero di ferri qua
A presto!


17 aprile 2016

Puntilla

Puntilla è un modello di Joji Locatelli veramente grazioso e divertente da sferruzzare, molto attuale visto che questa primavera le vetrine sono piene di maglie e magliette ornate dal pizzo che spunta in vita e dalle maniche.
Joji, lo sappiamo tutte, è una designer argentina che crea modelli generalmente semplici e lineari, di grande vestibilità, stanno bene praticamente a tutti! L'importante è giocare con i filati e con i colori, poi i risultati sono sempre molto soddisfacenti.
Il mio Puntilla questa volta andrà ad una cara amica, è stato un piacere lavorarlo, appena un po' estenuante visto che lei ha scelto la Holst Garn ed io ho dovuto usare le punte del 3 per ottenere l'effetto desiderato.
Mai usati ala Holst Garn? È una lana bellissima, prodotta in mille fantastici colori, si presta ai lavori più diversi ed ha un rapporto qualità prezzo praticamente imbattibile. Può sembrare un po' ruvida e rustica al tatto, ma non fatevi spaventare, una volta lavata gonfia e si ammorbidisce.
Ecco il pezzetto frivolo:
carino vero?
E qua c'è la mia amica, modella obbligata:
Sapete cosa vi dico? Mi piace lavorare per le amiche, lo rifarò molto presto!

13 marzo 2016

Riso di marzo

Un risotto primaverile leggero e saporito, di veloce esecuzione, che al solito, si può preparare in anticipo visto che è fatto con il riso integrale, quello bianco e quello rosso. Per prepararlo occorrono:

4 pugni di riso integrale bio
3 pugni di riso rosso bio
 salsa di soya
2 carciofi
200 g di pisellini surgelati
1 mazzetto di rucola
olio evo
sale q.b.

Cuocere il riso in acqua salata per 20', spegnere il fuoco e far riposare coperto per altri 10. Risulterà cotto, ma ancora croccante. Scolare e tenere da parte.
In una padella antiaderente che possa poi contenere il riso, cuocere in olio d'oliva i pisellini aggiungendo un po' di sale e due cucchiai di salsa di soya. A cottura quasi ultimata aggiungere i carciofi tagliati a fettine sottilissime e cuocere ancora per qualche minuto a fiamma vivace mescolando leggermente. Se necessario, aggiungere un pochino d'acqua. Quando i carciofi sono cotti (non stracotti, mi raccomando!) aggiungere la rucola lavata e spezzettata. Cuocere ancora un paio di minuti e poi aggiungere il riso mescolando bene. Se necessario aggiungere ancora un filo d'olio.
Voilà, il riso è pronto, buonissimo!

3 marzo 2016

Pronte, prontissime, ai blocchi di partenza!

Con Chiara ed Ursula si è deciso di fare il Mistery Kal di Boo Knits!
Il suo nome è Danse macabre, modello di scialle ispirato dal fatto che il 29 aprile sarà la giornata mondiale della danza e quindi questo Kal che inizierà il 1° di aprile appunto, permetterà a tutte le partecipanti di averlo finito giusto in tempo per quel giorno, leggero e sfavillante di ben 800 perline, in una seta meravigliosa e croccante....
Va da sé che se l'avrò finito per Ferragosto sarà già un miracolo, la Signorina Boo crea degli scialli meravigliosi e complicatissimi ed io lavoro normalmente davanti alla televisione o leggendo.
In questo caso dovrò ritagliarmi dei momenti Kal dedicati e magari cercare di non sbagliare!
Ma, tant'è, noi siamo pronte, seta procurata, perline anche, non ci resta che attendere il 1° di Aprile sperando che la signorina Boo non ci spedisca un pesciolino...


27 febbraio 2016

Hot Cross Buns

Gli Hot Cross Buns sono dei deliziosi panini pasquali della tradizione anglosassone. Sono soffici, dolci e speziati, ed in verità, li ho mangiati la prima volta a Natale, acquistati in città dal mitico Perino in via Cavour. Non lo conoscete? Non ci siete mai stati? Bisogna andarci assolutamente, un negozio fantastico, dei prodotti meravigliosi, un posto da cui esci sempre molto più povero... beh, le gioiellerie sono peggio! Visitate il suo sito, così, tanto per farvi venire un po' di appetito.
Torniamo ai Buns, però, volevo rifarli e buoni come quelli mangiati a Natale, e quindi, ho cercato un po' di ricette in rete, specialmente sui siti inglesi ed alla fine, ecco qua la mia ricetta per 12 panini:

 450 g di farina manitoba
1 cucchiaino di sale
2 cucchiaini di cannella
2 cucchiaini di miscela di quattro spezie
7 g di lievito di birra secco
150 g di uvetta bio
scorza grattugiata di due limoni bio
scorza grattugiata di un'arancia bio
110 g di zucchero di canna
50 g di burro
1 bustina di vanillina
25 cl di latte fresco intero
1 uovo sbattuto

Per la croce
50 g di farina
2 cucchiai di zucchero semolato
8 cl d'acqua

marmellata di albicocche per lucidare

In una grande ciotola mescolare la farina, il lievito,il  sale, le spezie, lo zucchero e le scorze degli agrumi.
Far sciogliere il burro nel latte, aggiungere la vanillina e da ultimo, a fuoco spento, l'uovo appena sbattuto. Controllate la temperatura del composto, non deve essere troppo caldo altrimenti rovinerà la lievitazione. Diciamo che deve essere tiepido! Unire alla farina ed iniziare a mescolare, dapprima con un cucchiaio di legno, poi a mano sulla spianatoia infarinata fino ad ottenere una pasta liscia ed elastica. Come ultima cosa aggiungere ed incorporare le uvette.
Dividere l'impasto in dodici palline grandi uguali e sistemarle distanziate fra di loro in una teglia rivestita di carta da forno.
Lasciar lievitare nel posto più caldo della vostra cucina ricoperto da un panno umido fino al raddoppio del volume. ( un'ora e mezza circa)
Scaldare il forno a 180° ed intanto preparare la glassa stemperando la farina e lo zucchero con l'acqua.
Con il sac à poche o anche solo utilizzando un sacchetto di plastica disegnare una croce su ogni panino, infornare poi per 10'. Abbassare la temperatura a 160° e cuocere per altri 15'.
Sfornare e spennellare i panini con un po' di marmellata di albicocche sciolta nell'acqua, far raffreddare su una gratella ed assaggiare appena sono tiepidi!
Si conservano per qualche giorno, e sono meravigliosi riscaldati o grigliati, mangiati con il burro salato.


Buon appetito!

17 febbraio 2016

La donna in bianco

Mai mi sarei aspettata di non vedere l'ora di ritrovarmi al calduccio sotto le coperte con il mio Kobo acceso sulle pagine di un romanzo vittoriano! Intendiamoci, li adoro, ma sono per me una sorta di "coccola", una lettura rilassante e confortevole, da assaporare con lentezza, persa tra le pieghe di una crinolina e l'erba di un pic nic.
Più riguardo a La donna in bianco
"La donna in bianco "invece, è proprio divertente e sorprendentemente avvincente.
Uscito a puntate sulla rivista pubblicata da Charles Dickens "All the year Round", ha un successo enorme e Wilkie Collins diventa con questa storia uno degli scrittori più famosi dell'epoca.
Intendiamoci, non è esattamente come i romanzi di Nesbo o di Stieg Larsson, eppure, anche senza scene traculente, senza serial killer matti da legare riesce lo stesso ad avvincere il lettore.
Ha un sacco di pagine, è pieno di parole e descrizioni,è scritto bene, scorre, è intrigante.
I personaggi sono ben  delineati, le donne ... eh le donne, appunto, poverine, l'autore evidenzia come siano spesso solo fragili creature inermi di fronte allo strapotere degli uomini, schiave di regole e convenzioni ridicole ed avvilenti.  Anche quelle più forti ed intelligenti come Marian Holcombe rischiano di soccombere.
Che dire? Lo consiglio!

6 febbraio 2016

L'heure bleue

L'heure bleue è come i francesi definiscono quel magico brevissimo momento in cui il sole è oltre l'orizzonte e la luce è blu. Può essere all'alba o al crepuscolo. È il momento del giorno che preferisco anche se mi infonde sempre un'indicibile malinconia.
Oggi l'ho vissuta passeggiando per le vie dietro l'asilo e mi sono ritrovata a passare davanti a case e giardini dove oramai tanto tempo fa trascorrevo pomeriggi bellissimi, quando  avevamo i bambini piccoli. Mi è sembrato di rivederli tutti, a correre, a saltare, a ridere fortissimo nei lunghi pomeriggi d'estate, quando non si voleva mai tornare casa e le feste duravano a non finire, con le corse nei sacchi e le cacce al tesoro, a cercare di mordere le mele nei barili...
C'è  una  casa in particolare, dove mi fermo sempre a guardare oltre il cancello, proprio dietro all'asilo, vecchia, con il giardino davanti dove una dolcissima amica che da tanto non c'è più, seduta sui gradini raccontava favole bellissime a bambini sognanti.
Sono diventati grandi quei bambini, sono adulti, sono andati per il mondo, ognuno oramai a seguire il proprio percorso, in una vita in cui non basta più un bacio a far dimenticare un dolore.
 In quest'ora così calma, brevissima, surreale, nell'aria dolce di una stagione inventata, la malinconia mi avvolge pensando a come tutto passa e non lascia traccia se non nei ricordi di chi i ricordi li insegue.
Meglio che vada a preparare risotto!

31 gennaio 2016

Twigs and Willow

Che sarebbe come dire ramoscelli e salice. Vi ricordate? Ne avevo accennato nel post precedente, un golfino di Alana Dakos dal sapore leggermente retrò con un motivo di foglie a definire lo sprone, ebbene, eccolo qua, finito e con i bottoni già belle che attaccati...
È un pattern che consiglio vivamente se piace il genere, si lavora in un attimo ed appena si ha la sensazione di cominciare ad annoiarsi un po', ecco che iniziano le foglioline ed i rametti, divertentissimi da realizzare e di grande effetto.
Ultima cosa molto importante, le istruzioni sono chiarissime, se non si è abituati a a seguire lo schema del motivo, ci sono le spiegazioni ferro per ferro.
Ecco, questo è tutto, sono soddisfatta e contenta per aver potuto usare i bottoni in legno che sono una mia passione.

Per i particolari tecnici :http://www.ravelry.com/projects/Gabrielaknit

15 gennaio 2016

Buon mattino!

Questa è la tazza delle mattine lente. Quando mi sveglio presto, quando non devo correre, quando esco con uno scialle sul pigiama e porto i semi di girasole alle cincie. È una bella tazza, una tazza Raku con l'interno a coda di volpe.
L'ho comprata a Cogne un po' di anni fa, ero con la mia Maggie, arrabbiata nera per chissà quale futile motivo con mio marito, per le vie del paese vecchio dove c'è l'atelier di un'artista della ceramica. In quel periodo aveva prodotto una serie di 50 tazze uniche, una più bella dell'altra, sono entrata d'impulso e lì sono rimasta, per più di un'ora, a chiacchierare con una donna bellissima e pacata, di grande fascino. D'altronde la ceramica è un mio grande amore, se si potesse fare tutto nella vita, sicuramente farei anche quello....
In ogni caso, ho scelto questa, l'ho pagata una cifra assolutamente esagerata, senza senso, ma andava bene così in quel momento, e devo dire che è diventata uno dei miei oggetti privatissimi preferiti. Non ne ho molti.
E poi, tanto per rimanere sul rustico, ecco una piccola anticipazione dell'ultimo lavoro sui ferri :   Twigs and Willow di Alana Dakos.
Un piccolo cardigan con questo delizioso motivo di foglie sul davanti, un'ottima occasione per sfruttare la rocca verde avocado presa al mitico e sempre rimpianto spaccio della Grugnasco. Che nostalgia, si facevano splendidi affari durante le aperture straordinarie, e quanta bellissima lana di gran qualità! A questo mondo le cose belle durano sempre troppo poco.
Buono sferruzzo sisters!!

29 dicembre 2015

Abbandonato blog....

Ecco che siamo alla fine dell'anno. Non ho più scritto nulla. Eppure ho continuato a lavorare, a leggere e a cucinare. Ecco forse cucinare non troppo, non ne ho molta voglia, giusto per Natale mi è tornato l'entusiasmo complici le cene con gli amici e la famiglia.
Ho fatto però tantissimi calzini, è da Novembre che faccio calzini, tutti da regalare, ho scoperto che mi piace lavorare per gli altri, pensare che poi le persone indossando i miei regali mi ricordino con piacere.

E sono anche riuscita a fotografare il mio You've got a friend, un lavoro estivo che mi ha dato molte soddisfazioni perché è un modello semplice, ma molto ben costruito, con scollo e spalle ottenuti con i ferri accorciati, un drappeggio ampio, ma non eccessivo. (informazioni ulteriori in Ravelry)

E poi ho prodotto un altro Levenwick per un'amica carissima, niente foto di questo, non ho fatto in tempo!
E adesso? Beh... ho la testa piena di progetti, di lavori da iniziare, di foto da fare, di libri da leggere, il tutto in questa atmosfera un po' irreale di questo inverno che non c'è, sotto questo cielo blu, con il prato pieno di margherite ed una inquietante e sottile sensazione di catastrofe imminente.



30 ottobre 2015

Fantoosh Fantastico!!

Eccolo qua,  il mio Fantoosh, perfetto per queste dolci, luminose giornate di inizio novembre, così mite quest'anno.
È da un po' che è sceso dai ferri, l'ho già utilizzato in svariate occasioni perché è uno scialle grande e molto avvolgente, e nello stesso tempo leggerissimo, aereo, lo si può quasi far stare in un pugno grazie anche alla splendida Fine Art della Rowan, un misto di lana merino, mohair, seta e poliammide che ho scelto per la sua realizzazione.. È indicata anche per fare calzini, ma mi sembrerebbe un po' uno spreco...
Lo consiglio a tutte, anche a quelle che non si sono mai cimentate con il lace, perché è un modello che dà molta soddisfazione, si può fare anche più piccolo ed è veramente facile facile. Forse un po' noioso a volergli proprio cercare un difetto, la versione grande alla fine ha un milione di punti!!

3 ottobre 2015

Islington

Islington è un quartiere londinese divertente e vivacissimo, pieno di negozietti originali e buffi, di piccoli antiquari e di laboratori ed atelier di artisti. Ci andiamo sempre da qualche anno, anche perché c'è Loop' il negozio che tutti voi conoscete, una vera Mecca per le knitters compulsive innamorate dei filati più preziosi....
E Loop compie dieci anni, dieci anni di successi e di creatività, di accoglienza e di professionalità e quindi la sua proprietaria, la fantastica Susan Cropper, ha deciso di celebrare questo traguardo con un libro di modelli uno più bello dell'altro.
Me ne sono innamorata subito quando a luglio ho saputo della sua prossima uscita, l'ho ordinato ed ecco qua, sulla mia scrivania da un mesetto. Se lo desiderate lo si può ordinare, arriva in fretta, l'ho visto in vendita anche a Parigi all' Oisive thé, altrimenti basta aspettare un pochino e da gennaio i vari modelli saranno disponibili singolarmente su Ravelry.
Di sicuro seguirò le istruzioni per fare due scialli, dei guantini senza dita, due maglie!
Per ora dall'altro ieri sui miei ferri c'è appunto Islington, il mio primo "coup de foudre" ed è divertentissimo lavorarlo, molto carino questo punto che crea delle stelline sul fondo blu notte.

Quando sarà ultimato lo posterò se vinco questa tremenda pigrizia che non mi fa più fotografare i lavori terminati.
Buona domenica a tutti, qui al Nord piove tantissimo e quindi.... buon knitting a tutti!

13 settembre 2015

Qualche crocetta

Quant'è che non mi dedico al ricamo? Troppo tempo...
Adesso però abbiamo finalmente accantonato l'estate, l'autunno si affaccia fresco e profumato, il giardino si dà una regolata e smette di credere di essere nel Borneo, io posso ritagliarmi un po' di tempo in più e posso guardare tranquilla le foglie cadere!
Ed intanto magari metto qualche crocetta su una terribile tela nera, a ricamare un soggetto che celebra comunque l'incanto dei giardini.

All Through The Night - May I  su lino Belfast 32ct nero da Zweigart

                                                                                               
È solo l'inizio, speriamo di completarlo in fretta, ho un cassetto pieno di schemi che vogliono essere portati alla luce, ma mi diverte molto, ha tanti particolari carini, fiori, alberi, frutta, molti animali, uccellini azzurri!

27 agosto 2015

Focaccia estiva ai frutti rossi

In questo momento i frutti rossi si trovano dovunque a prezzi accettabili e quindi ecco una splendida occasione per cimentarsi nella preparazione di questa deliziosa focaccia, tanto buona quanto bella.
La ricetta non è mia, l'ho presa da uno dei miei blog culinari preferiti, Paprikas, una vera fonte di ispirazione!
Come al solito ho sostituito lo zucchero semolato con quello di canna, i grassi non sono eccessivi nonostante l'origine francese della ricetta e quindi li ho mantenuti come indicato.
La focaccia è questa:
gli ingredienti, questi:
 Per la pasta:
300 g di farina
20 g di zucchero di canna
1/2 bustina di lievito di birra disidratato
 2 uova
1 bustina di vanillina
5 cl di latte
80 g di burro a temperatura ambiente
1 pizzico di sale
Per la farcitura:
150 g di frutti rossi assortiti
1 uovo piccolino
5 cl di panna liquida
80 g di zucchero di canna

Stemperate il lievito nel latte leggermente intiepidito. Mettete nella planetaria o in una grande ciotola la farina, la vanillina, lo zucchero ed il sale. Al centro fate un foro e versateci il latte con il lievito e le uova leggermente sbattute. Mescolate con cura ed impastate per almeno 5'. A questo punto aggiungete il burro a tocchetti, poco per volte in modo da incorporarlo bene al composto. Continuate a lavorare la pasta fino a che non tenderà a staccarsi dalla ciotola e non vi preoccupate se rimane morbida, è così che deve essere.
Ricoprite la ciotola con uno straccio e lasciate lievitare per un'ora e mezza circa, fino al raddoppio della pasta
Riscaldate il forno a 190°.
Trasferite l'impasto in una teglia bassa e larga ricoperta di carta da forno. Lasciare lievitare ancora per una trentina di minuti, poi con le dita schiacciate l'impasto come si fa con la focaccia salata. Sbattete l'uovo con la panna  e lo zucchero e versate il tutto sulla focaccia. Aggiungete i frutti rossi ed infornate.
Cuoce in trenta minuti. È perfetta servita ancora tiepida, buon appetito!