23 agosto 2018

Tatin d’estate e knit di montagna

La Tarte Tatin lo sappiamo tutti nasce con le mele. Poi sta alla nostra voglia ed alla nostra fantasia modificarla, farla diventare salata o semplicemente proporla seguendo le stagioni.
Oggi l’ho preparata alle albicocche per accogliere la dolce metà di ritorno da Milano.
Adoro le albicocche fresche nelle torte perché diventano acidule da cotte e contrastano meravigliosamente con la dolcezza degli impasti.
E quindi, per questo delizioso dolce l'impasto sarà zuccherato per compensare:

300 gr di farina
150 gr di burro
100 gr di zucchero di canna
1 pizzico di cremor tartaro ( lievito per dolci)
  Si impasta velocemente il tutto aggiungendo all'occorrenza qualche po' di acqua fredda fino ad ottenere un bel impasto da stendere con il matterello,
Si unge di burro una teglia (io uso una teglia in pirex perché ci vedo attraverso) e la si cosparge di abbondante zucchero sempre di canna, si aggiungono le albicocche spaccate in metà con la parte convessa sul fondo della tortiera sei ricopre con l'impasto steso e spesso 3/4 millimetri.
Aiutandovi con il manico di un cucchiaino spingete bene i bordi all'interno e quindi ponete il tutto sul gas al minimo ed iniziate a fare caramellare. Quando vedete che le albicocche cominciano ad essere leggermente caramellate (attenzione a che lo zucchero non bruci!) infornate a 180° per almeno una trentina di minuti o meglio, fino a che non vedete la pasta sablée bella colorita.
Rovesciare su un piatto da portata appena è fredda e... sentirete che delizia!
Nel frattempo, sono stata in vacanza sui monti e persino un po' al fresco anche se i cambiamenti climatici si fanno sentire anche lassù purtroppo e quindi lì ho iniziato il mio progetto estivo, il Birkin di Caitlin Hunter. Ho riesumato un' antica rocca Grignasco che non so cosa sia,  quattro colori in Felted Tweed e mi sono buttato nell'impresa.
Un'impresa veramente per me perché confesso che ho patito oltremodo le sezioni da lavorare con tre colori in contemporanea, tutti quei punti, e tutti quegli intrecci di filo, grr...
Comunque ce l'ho fatta e rientrata a casa mi rimaneva da fare la parte inferiore del maglione, in un unico colore.
Ecco i miei progressi, ci siamo quasi!
La foto è scura, i colori veri sono questi, molto più freddi:
Non credo che farò gli spacchetti laterali previsti dal modello, sarà un bel maglione con un normale bordo a coste perfetto per le passeggiate d'autunno.
Pe consolarmi del rientro a casa, del caldo insopportabile e crudele, dei lavori nel giardino ridotto a selvaggia selva (sotto un inesorabile sole), del continuo essere sudate ed affrante, ho ordinato e ricevuto addirittura un giorno la lana per il prossimo progetto ed è veramente bella e molto consolante!
Grande efficienza di Luisa di Unfilodi!
Che modello farò? Ve lo dico la prossima volta!

29 luglio 2018

La ragazza con la Leika e alcuni, antichi lavori.

- La ragazza con la Leika - di Helena Janeczek - ed.Guanda.
Appena terminato. Molto interessante, bello, a tratti commovente.
È la storia della prima fotoreporter di guerra, morta giovanissima alla fine della battaglia di Brunete, durante la guerra civile spagnola. È però anche l'entusiasmante ritratto di una parte di gioventù europea che prima della Seconda Guerra mondiale vive e respira ideali, affronta rischi e difficoltà con un entusiasmo ed un'energia  che solo la gioventù consente. E tanto coraggio anche.
Gerda Taro è raccontata come una figurina brillante e piena di fascino ed eleganza , coraggiosa ed intraprendente al limite della temerarietà, libera nel modo di vivere e di pensare, irresistibile, indimenticabile per quelli che sono stati i suoi amori che a distanza di anni, tanti, ne serbano un indelebile ricordo.
Durante la lettura del romanzo non ho potuto fare a meno di pensare a come deve essere stato complicato vivere in quel periodo, complicato e pericoloso. Un pensiero che mi ha attraversato la mente è stato quello per le  madri ed i padri di tutti questi giovani lontani da casa, sottoposti a privazioni e rischi, spesso non in grado di dare notizie di sé. Che ansia...
Unico neo, piuttosto fastidioso per me: la scrittura. In varie parti dell'opera i periodi si arrotolano su loro stessi, non si capisce dove iniziano, dove finiscono. A volte c'è il soggetto, ma poi? Manca il verbo che lo giustifica e lo completa ed uno ha voglia di leggere e rileggere la frase, non se ne viene a capo, non si capisce che cosa vuol dire la scrittrice.
La scrittrice è tedesca naturalizzata in Italia dove vive da trent'anni e quindi magari può essere comprensibile qualche incertezza, ma caspita, l'editor cosa stava facendo mentre lo leggeva? L'antica professoressa che continua a vivere in me si è innervosita molto devo dire, all'inizio ero persino tentata di mollare la lettura tanto la cosa era fastidiosa!

Però leggetelo il libro, vale la pena, non badate ai miei deliri...
Ultima cosa , mi ero ripromessa di finire alcuni secolari WIP, ebbene, ho terminato una tovaglia iniziata solo una quindicina di anni fa:

Una quantità di quadratini a punto croce



Beh, non ve li faccio vedere tutti, sono tanti! E per chiudere il post in bellezza anche un  altro paio di calzini per una carissima amica, sto cercando di procurare calzini caldi per l'inverno a tutte le amiche che hanno l'abitudine di camminare scalze in casa. Lo so che poi saranno contente!


5 luglio 2018

La fatica delle foto

Ovvero come sarebbe bello avere qualcuno che ti fotografa in maniera decente con i tuoi capi appena scesi dai ferri! In maniera decente significa che non devi avere una faccia troppo da vecchia scema, il capo indossato si deve vedere al meglio, non fare grinze, non stare sbilenco, avere un minimo di senso.
Tutte cose che mio marito non riesce a fare!
Ecco perché ultimamente non compaiono qua le ultime fatiche, pigrissima sono.
Oggi però mi sono vinta, mi sono fatta forza, ho spostato un tavolino, ho preso due scatole di sostegno e mi sono data all'autoscatto!
Il primo lavoro che vi mostro è Yuri di Junko Okamoto, una stilista che adoro da tempo e di cui vorrei fare la maggior parte dei pattern:
avevo dei dubbi sulle maniche a palloncino ed invece stanno benissimo, sono molto carine e molto ben rifinite:
La ragazza ha superato la prova, i patterns li scrive bene e poi sono tutti abbondantissimi, taglia unica, l'ho già detto che l'adoro?
Il prossimo suo che vorrei sferruzzare è Papa che trovo troppo divertente, ho acquistato il modello il giorno in cui è stato pubblicato, devo solo decidermi con il filato ed i colori.
L'altra ultima fatica è una versione estiva di Hayward in lino. Un modello molto semplice che sta bene a chiunque ed ha un bellissimo collo. Ho scelto un lino puro della Katia
ed il risultato è stato perfetto, un capo, aereo, fresco e molto croccante.... forse un pelino troppo lungo, sto meditando di disfare un po' della parte finale ed accorciarlo appena.
Al momento è così, cosa ne pensate?
Un po' lunghetto vero?
Al prossimo post!! I lavori saranno un po' più semplici d fotografare, ho messo mano ai progetti abbandonati da anni, tanti!! (i progetti e gli anni)

SalvaSalva

22 maggio 2018

Le streghe

Ennesima giornata di pioggia battente, oramai sta per arrivare l'estate, ma noi, quassù al Nord la primavera quest'anno non l'abbiamo vista. Oggi, reclusa in casa ho cucinato e poiché ho fatto un po' di Tzatziki come antipasto ho rispolverato una vecchia ricetta delle sorelle Simili, l'ho adattata alla cucina vegetariana ed ho preparato le fantastiche streghe.

Occorrono per due teglie da forno:

250 gr di farina 0
1/2 bustina di lievito di birra disidratato
1 cucchiaio d'olio d'oliva extravergine
sale ed acqua quanto bastano

 Posta la farina sulla spianatoia, fare un buco al centro e lì mettere il lievito, l'acqua tiepida e l'olio. Il sale non direttamente a contatto con il lievito naturalmente!
Cominciare ad impastare aggiungendo man mano acqua fino ad ottenere un impasto consistente. La pasta va lavorata e sbattuta per una decina di  minuti, poi in una ciotola si lascia lievitare un paio di orette in un luogo riparato.
A lievitazione avvenuta, senza più impastare, si divide il panetto e si stendono due sfoglie belle sottili che vanno poi messe sulle leccarde ricoperte con la carta da forno.
Si spennella con altro olio EVO, si cosparge di sale e con una rotella si fanno delle losanghe.

In forno a 220° per cinque, dieci minuti... tenetele d'occhio.

Sfornare, aspettare che si freddino leggermente, dividerle e sistemarle in un cestino.
Se le preparate in anticipo e la giornata fosse umida, nessuna paura, basta ripassarle nel forno caldo per qualche minuto perché ritrovino tutta la loro fragranza.
Ottime con formaggi, patè, salumi , ma anche da sole!
Buon appetito

13 maggio 2018

Mellow Sun, l'inverno infinito.

L'anno scorso abbiamo avuto una meravigliosa anticipata primavera. Quest'anno proprio no. Con grande ritardo scrivo il post, a distanza di quasi due mesi dall'aver completato questo ultimo lavoro eppure sono chiusa in casa, guardo le nuvole grigie che scorrono veloci fuori dalla finestra, bevo un tè bollente e sto pensando di andare a mettermi un bel paio di calzini di lana.... un tempo schifosissimo!
Ottimo per sferruzzare direte voi, ed infatti i lavori, anche quelli più impegnativi, sono stati tutti ultimati e sto aspettando un decente raggio di sole per poterli fotografare.
Per il momento ecco il mio Mellow Sun, scialle della bravissima Isabell Kraemer, divertentissimo da lavorare, molto rustico e caldo.

Ho scelto di lavorarlo con due filati Drops messi insieme perché non avevo voglia di spendere un capitale ed il risultato è stato perfetto. Uno scialle molto caldo e morbidissimo, un colore bellissimo.
A proposito, ma vogliamo parlare dei prezzi raggiunti dai filati ultimamente? A me sembra si stia proprio un po' esagerando.
E' un lavoro che va assolutamente bloccato per far risaltare la bellissima lavorazione, mentre si lavora naturalmente il punto è molto fitto:

lavato e bloccato invece risulta così:
molto meglio vero?


28 marzo 2018

Otto montagne e sedici alberi

Qualche tempo fa ho letto "Le otto montagne" l'ultimo libro di Paolo Cognetti che mi è piaciuto tantissimo e mi ha permesso di conoscere uno scrittore di rara sensibilità e poetica. Narra la storia di due ragazzini, uno di città, l'altro di montagna che dividono le estati, una dopo l'altra fino a diventare adulti ed a ritrovarsi grandi amici, fratelli anche un po'. L'amore per la montagna, per la natura incontaminata, la solitudine ed il silenzio sono il collante di questo indissolubile rapporto.
L'amore che anima anche lo scrittore naturalmente e gli permette di condividere la grande fascinazione della willdernss unendo in sé molteplici attività che gli permettono di vivere e lavorare in posti incontaminati e leggendari. Non solo scrittore quindi, ma anche giornalista, inviato, fotografo, blogger.
E persona gentilissima che risponde ai commenti sul blog e ci fa conoscere altre persone come lui, profondamente radicate nella difesa della natura e del paesaggio naturale.
Proprio leggendo il suo blog sono capitata su un'intervista fatta ad Oslo a Lars Mytting, lo scrittore norvegese autore di Norvegian Wood , il manuale per tagliare ed accatastare la legna che tanto successo ha avuto su al Nord.

In questa intervista lo scrittore parla della sua ultima fatica, un romanzo che è tante cose, un percorso a ritroso per cercare un'identità celata, un giallo, un romanzo storico che parla della Seconda guerra mondiale in Norvegia tra nazismo e resistenza, ma anche un piccolo compendio sulla coltivazione della betulla e sulle tecniche utilizzate per modificarne la qualità ed il colore del legno. Costringendo i tronchi in stretti anelli di ferro si ottengono delle fiammate molto suggestive ed apprezzate in ebanisteria.
 La storia si dipana  tra le Shetland (una mia  fissa ultimamente...). i campi di battaglia della Somme in Francia ed il paesaggio collinare dello Gudbransdalen tra salti temporali e colpi di scena che rendono il romanzo veramente interessante.
Due bei libri che ci trasportano in un mondo diverso dal nostro, dal mio perlomeno, che ho trovato veramente interessanti e coinvolgenti.
Li consiglio!


15 marzo 2018

Disordinato knitting

Da Natale ho sferruzzato compulsivamente. Molto poco blog, molte letture belle ed interessanti, molti lavori, iniziati e finiti.
Per esempio due maglioni per il marito, una maglia per il figliolo,
( personal patterns):
un ultimo scialle della Kraemer, pesante e divertentissimo da lavorare che vi mostrerò nel prossimo post perché in questo momento lo sto chiudendo, ma fondamentalmente.... mi sono occupata del favoloso ed impegnativo Lerwick.
Posso lavorarlo solo durante il giorno, e mentre lo faccio non posso guardare né la TV, né leggere un libro quindi confesso che sono un po' indietro rispetto alle mie compagne di Kal perché durante il giorno ho poco tempo.
Ve ne faccio vedere un pochino però:
Questa è la cartella colori, il filato è lo Spindrift, quello che si usa normalmente per la lavorazione Fair Isle:
e questa è la lavorazione iniziale del corpo, che si lavora in tondo preparando naturalmente il posto per le steeks dell'apertura centrale e delle maniche:
Preparazione delle steeks:
Aperto!
I primi due pannelli frontali:
Ce ne sono ancora due e poi... le maniche!
Devo dire che è un gran bel Kal, Marie Wallin ci ha seguite tutte, rispondendo ai quesiti ed inviando a tutte le partecipanti, ogni mese, dei bellissimi video tutorial per poter vedere bene i vari passaggi e le varie tecniche.
Spero di sbrigarmi per poterlo indossare qualche volta almeno in montagna prima dell'estate...

30 gennaio 2018

Copenaghen Calling

Ho una simpatica, divertente e buffa nuova amica che poverina,  è allergica alla lana ed alla seta: non oso pensare a peggior disgrazia!!!!!
Povera, poverina, obbligata al Cachemire...
E quindi per lei ecco un bel collo in puro morbidissimo Cachemire, il modello scelto è il delizioso Copenhagen Calling, divertentissimo da lavorare, veloce a scendere dai ferri, quasi pronto per essere consegnato.

13 gennaio 2018

Morbida al limone

Il primo post dell'anno!
Una deliziosa torta leggera e soffice, perfetta per chi ama la freschezza del gusto di limone. Si può preparare per una merenda, ma è adatta anche per il fine pasto, proprio perché acidula e molto poco burrosa.
Per prepararla servono:

4 uova
130 gr di zucchero (personalmente uso quello di canna)
80 gr di burro sciolto
120 gr di farina
1 sacchetto di lievito in polvere
il succo e la scorza di due limoni non trattati

Il forno ventilato e preriscaldato a 180°.

Come prima cosa si separano i tuorli dagli albumi, poi in una ciotola si mettono i tuorli, lo zucchero, il succo di limone e la scorza grattata e si monta bene fino a che il composto non risulta bello chiaro.
Si aggiungono allora il burro fatto sciogliere, la farina ed il lievito.
Gli albumi vanno montati a neve fermissima con un pizzico di sale, quindi si uniscono molto delicatamente all'impasto. Ricordarsi, sempre con una forchetta e dal basso verso l'alto.
Rovesciare il composto in un tortiera del diametro di 20 cm rivestita con carta da forno e far cuocere esattamente 20'.
A cottura ultimata estrarre immediatamente dal forno e fare raffreddare.
Prima di servirla, trasferirla su un piatto e spolverarla con lo zucchero a velo.
Buon appetito!